Donne manager: ecco cosa dice la legge 120/2011

donne managerUna ventata di quote rosa sta per abbattersi sui consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. Stando a quanto disposto dalla legge 120 del 2011, in scadenza nel 2013, un quinto dei consiglieri di amministrazione (in sede di rinnovo del board) deve appartenere al gentil sesso.

Una legge che, pertanto, cerca di arrivare dove il buon senso e le pari opportunità non sono arrivate: conferire una giusta occasione alle donne manager che desiderano mettersi alla prova alla guida di grandi società nazionali.

Ma non solo: la legge, infatti, stabilisce che entro il 2015 la “quota di genere” debba arrivare a un terzo. Considerando che al giorno d’oggi solamente l’11 per cento degli amministratori e il 9 per cento dei controllori appartiene al gentil sesso, ne conseguono ampi margini di “lavoro” per adeguarsi alla prima scadenza di fine anno.

Oltre a quanto sopra, la legge ha ben pensato di allargare le proprie mire anche alle 7 mila società partecipate dallo Stato e dagli enti locali, al cui interno dovranno essere rispettate le prescrizioni già previste dalla legge 120.

E in caso di non osservanza delle norme? In queste ipotesi, la legge ha previsto delle sanzioni che si preannunciano essere piuttosto pesanti, a partire dalla sgradita decadenza dei consigli di amministrazione che sarebbero stati istituti nel mancato rispetto delle nuove disposizioni.

La legge, che introduce in Italia il concetto dello standard comunitario di tutela del “genere”, non sembra tuttavia piacere a tutti. E c’è chi auspica una revisione dell’apparato normativo, sostenendo che il raggiungimento di pari opportunità non possa passare attraverso delle rigide imposizioni normative, quanto attraverso una piena maturazione dei ruoli di genere.

Al di là di ciò, sembra proprio che i prossimi rinnovi dei board societari possano contraddistinguersi per nomine più o meno sorprendenti.

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